Quale attività fisica risulta più salutare per il nostro organismo? La risposta arriva da uno studio condotto dalla Harvard Medical School che ha individuato le 5 principali attività fisiche più benefiche. Sul sito web della Harvard si legge che “Questi allenamenti possono fare miracoli per la salute. Vi aiuteranno a controllare il peso, a migliorare l’equilibrio e l’ampiezza dei movimenti, a rafforzare le ossa, a proteggere le articolazioni e persino a prevenire la perdita di memoria”. Le cinque attività sono: nuoto, Tai-Chi, allenamento muscolare, camminata ed esercizi di Kegel.
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Meditazione, yoga, tai chi o anche ritiri spirituali e altre forme di intervento su corpo e mente non hanno semplici effetti rilassanti, ma lasciano una traccia molecolare positiva sul nostro organismo, favorendo l'attivazione di geni protettivi e il parziale spegnimento di altri che possono causare problemi, e riducendo inoltre la risposta infiammatoria cronica che di per se stessa è pericolosa e legata a malattie tra cui cancro e depressione.
Lo rivela una ricerca svolta tra le università di Coventry and Radboud e pubblicata sulla rivista Frontiers in Immunology. Non è la prima volta che si evidenzia l'effetto sull'organismo di interventi su corpo e mente, delle pratiche meditative o di antiche discipline orientali.
Ma questo è il primo lavoro - basato sull'analisi di 18 studi precedentemente pubblicati per un totale di 846 partecipanti e per una durata complessiva di 11 anni - che tenta di essere esaustivo su questo fronte. (Fonte: RSI)
Ci sono momenti, mentre arrampico, in cui mi sembra di praticare il Tai Chi in verticale sulla roccia.....
L'arrampicata non è solo una questione di forza. Anzi, tutto il contrario. Il focus è nel controllo di ogni singolo muscolo, rallentato quasi al limite, come se il tempo si dilatasse. Ogni movimento diventa intenzionale, fluido, essenziale.
Come nel Tai Chi, il corpo non “lotta” contro la parete: ci dialoga. Il gesto nasce dal centro, si propaga, si completa. Se forzi, perdi equilibrio. Se ascolti, trovi la via.
Quando sei presente a te stesso nell'atto dell'arrampicata si attiva quella "strana sensazione" di osservarti dal di fuori: diventi vigile, presente, ma allo stesso tempo sei profondamente rilassato. Si attiva una consapevolezza lucida, priva di qualunque tensione superflua. Ogni presa, ogni appoggio è sotto controllo, ma senza rigidità.
E poi il respiro. Profondo, lento. Fondamentale. Ti ancora, ti guida, ti ricorda quando muoverti e quando fermarti.
I piedi diventano "maestri": la stabilità del passo, la precisione dell’appoggio, il controllo del trasferimento del peso da una gamba all’altra. Esattamente come in una forma di Tai Chi, se i piedi sono solidi, tutto il resto segue.
Arrampicare in queste condizioni non significa salire; diventa una pratica introspettiva. È meditazione in movimento. È equilibrio tra forza e abbandono.
Forse è per questo che amo entrambi: perché, alla fine, mi insegnano la stessa cosa.
Muovermi nel mondo con presenza, rispetto… e leggerezza.
(Autore: Fabio Miniaci)